Perché vuole che io soffra? La sofferenza come prova d’amore

Psicologia della coppia

Giovanni entra in seduta visibilmente scosso. Mi racconta un episodio che lascia il segno: durante un momento di apparente normalità, Serena cambia tono, diventa aggressiva e pungente. Lui cerca di contenere tutto — come ha sempre fatto — ma finisce per scoppiare in lacrime. È lì che qualcosa di destabilizzante emerge: Serena gli dice che quel pianto le fa bene, le dà conferma che lui la ama davvero.

La sofferenza come prova d’amore

Questa dinamica ritorna più volte nel nostro percorso. Serena sembra aver bisogno che Giovanni esprima dolore per sentirsi amata, per sentirsi vista. Come se il sentimento fosse reale solo quando provoca sofferenza. È una modalità relazionale profonda, dolorosa e altamente destabilizzante. Giovanni sente che ogni sua emozione deve passare dal filtro del sacrificio: se non soffre, non ama abbastanza.

Attaccare per sentirsi confermati

I comportamenti di Serena non sono sistematici, ma ciclici. Dopo ogni momento di intimità o vicinanza, sembra emergere un bisogno irrazionale di rompere l’equilibrio. Giovanni si trova quindi in un costante stato di allerta: qualsiasi gesto — anche un semplice abbraccio o un’attenzione — può diventare il pretesto per un’escalation. E quando lui reagisce, quando piange o si ritrae, Serena si placa. È un loop emotivo pericoloso: la relazione si regge sull’alternanza tra dolcezza e aggressione.

Quando l’amore diventa resistenza

Giovanni inizia a riconoscere questi schemi, ma è stanco. Stanco di dover essere sempre quello “giusto”, quello che capisce, che accoglie, che resiste. Eppure, nonostante tutto, non parla di voler interrompere la relazione. Racconta che, dopo ogni crisi, Serena torna a mostrarsi affettuosa, piena di progetti: parla di casa, famiglia, matrimonio.

È proprio questo che lo tiene dentro: la speranza. La sensazione che, tolta quella parte disfunzionale, il legame abbia un valore profondo. Che dietro la tempesta ci sia davvero amore.

Dal bisogno di essere salvato al bisogno di salvare

All’inizio del percorso, Giovanni era il “paziente”, il portatore del problema. L’ansia da prestazione sessuale aveva condizionato ogni aspetto della relazione. Oggi, quel sintomo sembra superato. Ma nel momento in cui lui inizia a stare meglio, è Serena a entrare in crisi. Questo cambio di ruoli crea un nuovo squilibrio. È come se, ora che Giovanni ha trovato una sua stabilità, Serena non sapesse più come stare in relazione.

Lei gli dice: “Dovresti essere un po’ meno perfetto”. Una frase che sintetizza l’intero paradosso: Giovanni è cresciuto, ha lavorato su di sé, ma la sua crescita diventa un problema per la partner, che fatica ad accettare la sua nuova autonomia.

Conclusioni

In questo episodio metto a nudo una delle dinamiche più insidiose che possono emergere nelle relazioni: la richiesta inconsapevole di sofferenza come prova d’amore. È una trappola affettiva che blocca la crescita della coppia e impedisce lo sviluppo di una vera intimità.

Ma Giovanni, oggi, ha gli strumenti per riconoscerla. E soprattutto, ha la forza di restare — non per sopportare, ma per trasformare. E questa è la vera svolta.

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Guarda il video completo dell’episodio “PERCHÈ LEI VUOLE CHE IO SOFFRA? – La storia di Giovanni – Ep. 12” sul mio canale YouTube. Il link è nella descrizione.

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